Giu 282011
 

 

 

 

 

 

Una vera e propria tormenta di neve ha limitato la presenza, ma le presenze sono comunque prestigiose: Eva Fratucello, compagna di Tom, il figlio e rappresentanti della Repubblica Araba Saharawi Democratica, per la cui libertà tanto impegno aveva profuso Tom. Viene letto il seguente, breve saluto ai presenti:

 

 

DALLA PARTE BUONA DELLA VITA

Cari ospiti,
vogliamo chiarire perché dedichiamo il Circolo a Tom Benetollo. Nel 2004, all’inaugurazione di questa sede, si sottolineava “la nostra scelta di fondo per la non violenza e per la pace testimoniata dalla parola d’ordine che ci ha seguito fin dal primo giorno di vita del Circolo e che ancora oggi campeggia sul fronte del fabbricato. Sappiamo che la scritta “Costruiamo insieme la pace” sarebbe stata particolarmente apprezzata da Tom Benetollo, l’ancor giovane presidente dell’Arci nazionale recentemente scomparso”.
In quell’occasione ricordammo le tappe fondamentali dell’impegno dell’Arci nei vent’anni in cui ha agito al suo interno la forte personalità e il convinto orientamento pacifista di Tom. E ci veniva naturale, in quel momento, collegare gli scenari generali alla nostra piccola esperienza ed entusiasmarci dell’ultimo risultato conseguito, la costruzione della nuova sede.
Si riandava, così, all’avvio dell’attività ricreativa nell’estate del 1983 in Via Bargagna con mezzi di fortuna (basti dire che per il bar si utilizzò un box in lamiera, di quelli impiegati per i cantieri dell’edilizia); il successivo spostamento qui, in Via Frascani; e infine la decisione, a vent’anni dalla nascita, di darci una sede stabile con un investimento per noi gigantesco, circa due miliardi di vecchie lire.
Non nascondemmo l’orgoglio di avere ripercorso, in un contesto del tutto nuovo, l’esperienza avventurosa delle prime case del popolo, che appariva per molti versi irripetibile. E come avveniva allora, negli anni cinquanta, per costruire le strutture siamo andati a bussare a tutte le porte per chiedere il contributo per edificare il Circolo; molti soci hanno partecipato ai lavori e in una fase iniziale, molto lunga, si è gestito il bar, il ballo e le altre iniziative in modo del tutto volontario.
Di dove è venuta la forza? Innanzi tutto dal fatto che questa zona della città, cresciuta in modo tumultuoso, era priva, a quel tempo, non solo di riferimenti associativi, ma di qualsiasi struttura di servizio.
Questa è stata la base necessaria, ma secondo noi ci siamo anche saputi battere. Invece, quando nel 1984 fu emessa l’ordinanza di smantellamento della struttura di Via Bargagna, ci fu addebitato come errore politico una resistenza che portò il nostro primo Presidente a subire una condanna penale.
In proposito, oggi, essendo passata tanta acqua sotto i ponti, non neghiamo certo dignità e ruolo alla prudenza di altri livelli politici ed istituzionali, da cui provenivano gli inviti pressanti alla moderazione (ma anche atti concreti di solidarietà e lo testimonia il nostro giornal mastro del tempo che riporta, ad esempio, negli stessi giorni del trasferimento forzoso da Via Bargagna, un cospicuo contributo di un partito della sinistra storica e parecchi milioni di lire elargiti da numerosi circoli ARCI della zona).
Siamo convinti che sono stati proprio quei passaggi, lo schierarci a difesa di una giusta richiesta della popolazione, a farci mettere solide radici, a far crescere il senso di appartenenza nel corpo sociale.
E vigore ha tratto l’azione del Circolo dallo schierarci sulle grandi questioni, per cui ora siamo impegnati a fianco del popolo Saharawi, la cui non riconosciuta indipendenza è l’ultimo debito dell’Europa colonialista verso l’Africa.
Tutto questo ci ha fatto sentire, in qualche momento e nello specifico del quartiere, di avere tracciato una strada, di stare modestamente “dalla parte buona della vita”, come avrebbe detto Tom.

 

Alcuni momenti significativi della manifestazione:

 

 

Si riconoscono da sinistra: Omar Mih rappresentante in Italia del Polisario (Repubblica Araba Saharawi Democratica), Eva Fratucello (moglie di Tom Benetollo), il sindaco di un comune del Polisario, il figlio di Tom Benetollo, l’ambasciatore algerino e Patrizia Dini.