Giu 282011
 

RELAZIONE LETTA ALL’INAUGURAZIONE IL 24 LUGLIO 2004

Nell’invito che è stato distribuito, s’è ricostruita, a grandi linee, la vicenda del nostro Circolo: l’avvio dell’attività ricreativa nell’estate del 1983 in Via Bargagna con mezzi di fortuna (basti dire che per il bar si utilizzò un box in lamiera, di quelli impiegati per i cantieri dell’edilizia); lo spostamento qui, in Via Frascani; e infine la decisione, a vent’anni dalla nascita, di darci una sede stabile con un investimento per noi gigantesco, circa due miliardi.
In questa occasione, non possiamo nascondere l’orgoglio di avere ripercorso, in un contesto del tutto nuovo, l’esperienza avventurosa delle prime case del popolo, che appariva per molti versi irripetibile.
E come avveniva allora, negli anni cinquanta, siamo andati a bussare a tutte le porte per chiedere il contributo per edificare il Circolo; c’è stata la partecipazione di molti soci ai lavori e in una fase iniziale, molto lunga, un totale apporto volontario per la gestione del bar, del ballo e delle altre iniziative.
Di dove è venuta la forza? Innanzi tutto dal fatto che questa zona della città, cresciuta in modo tumultuoso, era priva, a quel tempo, non solo di riferimenti associativi, ma di qualsiasi struttura di servizio.
Questa è stata la base necessaria, ma secondo noi ci siamo anche saputi battere. Invece, quando nel 1984 fu emessa l’ordinanza di smantellamento della struttura di Via Bargagna, ci fu addebitato come errore politico una resistenza che portò il nostro primo Presidente, Scacciati, a subire una condanna.
In proposito, oggi, essendo passata tanta acqua sotto i ponti, non neghiamo certo dignità e ruolo alla prudenza di altri livelli politici ed istituzionali, da cui provenivano gli inviti pressanti alla moderazione. (Ma anche atti concreti di solidarietà e lo testimonia il nostro giornal mastro del tempo che riporta, ad esempio, negli stessi giorni del trasferimento forzoso da Via Bargagna, un cospicuo contributo di un partito e oltre quindici milioni (più di 50 oggi) elargiti da numerosi circoli ARCI della zona).
Siamo convinti che sono stati proprio quei passaggi, lo schierarci a difesa di una giusta richiesta della popolazione, a farci mettere solide radici, a far crescere il senso di appartenenza nel corpo sociale.
Questa sottolineatura che sentivamo di fare sui primi anni di vita del Circolo, non può oscurare il tanto di positivo che si è avuto successivamente, che si sono tradotti, in particolare negli ultimi esercizi, in avanzi di gestione assai consistenti. E sono stati questi, decisivi, a spingerci per il grande passo della nuova sede.
Come non ricordare l’attività svolta dal gruppo ballo! E’ questo il settore che al momento attuale ci può fornire i mezzi finanziari per fronteggiare le pesanti rate d’ammortamento che ci aspettano. E significativo resta l’apporto della tombola.
La nuova sede è prima di tutto il riconoscimento al loro impegno, ma è allo stesso tempo un ulteriore passo avanti perché il Circolo Pisanova riesca ad essere rappresentativo di tutte le componenti sociali presenti nel quartiere, anche se rimangono largamente insufficienti gli spazi per i giovani. Il prossimo obiettivo, se l’Amministrazione Comunale vorrà darci la disponibilità di parte del lotto di terreno adiacente, sarà quello di costruire un’idonea pista polivalente.
Un altro obiettivo che ci poniamo è di avere una più ricca iniziativa culturale, che dai tempi in cui riuscivamo a pubblicare il periodico “Città Nova”, è stata piuttosto carente.
Di recente, in occasione del rinnovo del Consiglio Direttivo, abbiamo cercato di provvedere con l’inserimento di soci adatti allo scopo.
In particolare, va approfondita e divulgata meglio la nostra scelta di fondo per la non violenza e per la pace testimoniata dalla parola d’ordine che ci ha seguito fin dal primo giorno e che oggi campeggia sul fronte del fabbricato. Sappiamo che la scritta “Costruiamo insieme la pace” con riprodotto il quadro di Guttuso sarebbe stata particolarmente apprezzata da Tom Benettollo, l’ancor giovane presidente dell’Arci nazionale recentemente scomparso.
Con la sua presidenza, l’Arci ha vissuto un periodo di grande sviluppo e rinnovamento, sociale e politico. Da una parte l’associazione è riuscita a mantenere salde le proprie radici nel movimento delle Case del Popolo, che le diede vita nel 1957 e, al contempo, ha saputo rinnovarsi profondamente, divenendo luogo permanente di sperimentazioni, incontri, partecipazione.
Le pratiche di solidarietà internazionale si sono accompagnate alla scelta radicalmente pacifista, che ha visto l’Arci schierata contro la guerra in Kossovo, e poi contro la guerra “preventiva”, in Afghanistan e in Iraq. Centrale tra le attività internazionali resta la solidarietà attiva con quanti, in Israele e Palestina, si battono per una soluzione equa del conflitto.
L’Arci ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo del grande movimento per la pace di questi ultimi anni; si è battuto, sin dall’inizio, contro il liberismo; è stato a Genova nei giorni del G8 del 2001, a Firenze e a Parigi per il Forum Sociale Europeo, a Porto Alegre e a Mumbay per il Forum sociale mondiale.
L’Arci ha fatto della difesa dei diritti una delle sue bandiere, di tutti i diritti, da quelli del mondo del lavoro a quelli di tutte le minoranze. E’ a fianco degli immigrati, per la cittadinanza di residenza e il diritto d’asilo.
Di tutto questo, negli ultimi venti anni, Benettollo è stato nell’Arci il protagonista principale.
Dunque un grazie di cuore a questo bravo compagno.
Anche di qui, dallo schierarsi sulle grandi questioni, facendo una scelta per la non violenza e la pace, ha tratto vigore l’azione del Circolo “per corrispondere ai bisogni e ai sogni di questa parte della città”, si è detto nell’invito. Una tappa trova compimento oggi con l’inaugurazione della nuova sede.
Un ringraziamento alle autorità presenti, che hanno voluto condividere un momento per noi significativo e per cui sono state spese tante energie.

VOLANTINO DISTRIBUITO NELL’OCCASIONE:

DALLA ZUPPA DI VIA BARGAGNA A QUELLA DI VIA FRASCANI

Il bisogno del Circolo “Pisanova” nasce fra la gente di Via Norvegia. Proprio in una via spesso chiacchierata, lì più che altrove, all’inizio degli anni 80, si manifestarono disponibilità ed impegno a costruire una superiore e positiva identità. Allora, un gruppo di iscritti al Partito Comunista si organizzò in cellula provvedendo a distribuire L’Unità e a pubblicare, con periodicità settimanale, un giornale murale (c’è ancora la tavola all’imbocco venendo da Via Cisanello). Lo stesso gruppo si pose alla testa degli assegnatari (significativo in questa fase il contributo del Geom.Franco Lazzeri) per vedere riparate dallo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) le molte “crepe” nei fabbricati. E’ in quel crogiuolo di riunioni tra gli assegnatari, intorno alla cabina del telefono pubblico o negli androni dei palazzi, che nasce l’esigenza di darsi un punto di riferimento stabile.

Così, con l’assegnazione provvisoria di una superficie comunale, dove ora è la sede della Pubblica Assistenza, il lavoro volontario di tanti e l’acquisto di un box prefabbricato, si ha l’avvio, nel 1982, dell’attività del Circolo “Pisanova”. Ricordo alcuni dei costruttori di allora: Conti Torquato e Clara, Ghiara Idilio e Fedora, Lo Sasso Giovanni e Franca, Simonetti Guido ed Eugenia, Gianetri Luigi e Milena, Tredici Natale e Alfea, Marinai Natale ed Enza, Scacciati Agostino, Parentini Rolando e Mildred, Achilli Enrico, Arrighini Roberto, Puccioni Mauro e Rosa, Macchioni Ivo, ma sicuramente faccio torto a qualcuno non citandolo e me ne scuso.

La sera dell’inaugurazione, molte delle donne del Circolo avevano preparato la zuppa (tutte notevoli e memorabile quella della Mildred), cominciò a piovere e riparammo nel “palco” dell’orchestra e sotto le provvidenziali “tettoie” di Renato. Una vera festa di popolo!

Scegliemmo da subito la parola d’ordine che ci seguirà fino in fondo: “costruiamo insieme la pace”. Era la nostra bandiera, oggi più che mai attuale.

Un bel passo in avanti fu compiuto con la costruzione di una bella struttura prefabbricata, ideata dall’architetto Cecilia Oliva. Poi, purtroppo, nel 1984 lo sconquasso che derivò dal mancato rinnovo del permesso da parte dell’Amministrazione Comunale, l’intimazione a demolire la struttura, la resistenza della gente che si era fatta carico di un servizio sociale in una parte della città priva di qualsiasi punto di aggregazione, l’intervento della forza pubblica, la denuncia e la condanna del Presidente Scacciati.

Nella disgrazia, avemmo la fortuna di incontrare sulla nostra strada l’On. Anselmo Pucci, prima dirigente di organizzazioni contadine, poi onorevole, assessore regionale e, a quel momento, assessore ai beni patrimoniali della città (Sindaco Vinicio Bernardini) . Fu lui che ci fece ottenere, dietro il pagamento di dodici milioni, il lotto di terreno che oggi occupiamo in Via Vittorio Frascani.

Si avvicinarono al Circolo altri volenterosi: Giuntini Nello, Tommasi Vivetta, De Neri Alessandro, Frosini Mirta, Bufalini Marcello, Meoli Graziano. Nella fase della ricostruzione emerse il contributo di un bravissimo socio muratore, Orsucci Angiolino, mentre per l’attività, con la costruzione del salone, fu importante l’apporto di Gemmi Isa, organizzatrice del gruppo ballo.

Non mi soffermo sulle numerose iniziative ricreative e, più in generale, sociali che il Circolo riesce ad esprimere in questi anni.

Negli anni novanta, avviato il procedimento per definire lo strumento urbanistico dell’area compresa fra Via Italo Bargagna e Via Paradisa, cominciammo a parlare della nuova sede. Entrano nel Consiglio Direttivo nuovi elementi: Orsi Graziano, Sbrana Piero, Volpi Dante, Lotti Romanello, Manfredini Paola e Branchitta Luigi. Ma solo ora, messo da parte qualche soldo, ci stiamo avventurando in un’impresa che ci appare gigantesca: costruire una nuova casa del popolo con una superficie utile di circa 800 metri quadrati che richiederà un investimento di circa due miliardi di vecchie lire!

Fronteggeremo codesta spesa con le nostre, attuali disponibilità (entro l’anno in corso oltre 400 milioni), con i contributi che ci saranno assegnati in base alla legge regionale n.41, con un mutuo di oltre un miliardo e trecentocinquanta milioni e con una sottoscrizione tra i soci e gli abitanti del quartiere, per cui invitiamo tutti, fin da ora, ad essere generosi. Se solo manterremo i livelli attuali delle entrate, il Circolo sarà in grado di pagare regolarmente le rate semestrali del mutuo, che avrà una durata quindicennale.

Il Consiglio Direttivo, eletto nel marzo del 2001, che ha avuto tanto ardire è così composto: Bernardini Graziano (presidente), Conti Ermanno (vicepresidente), Branchitta Luigi (segretario), Lotti Romanello (provveditore), Gemmi Isa (responsabile gruppo ballo), Volpi Dante (responsabile gruppo tombola), Bizzarri Alba, Frosini Mirta, Gori Mildred, Marino Itala, Orsi Graziano, Sbrana Piero, Tommasi Vivetta e Vanni Luciana.